Colatura degli intonaci

 -COLATURA DEGLI INTONACI -

Il fenomeno della colatura degli intonaci premiscelati, più frequente durante il periodo freddo, è riconducibile alla perdita della tixotropia iniziale sotto l'azione meccanica della staggiatura o del tipo di lavorazione successiva alla spruzzatura. L'azione meccanica ovviamente è solo il mezzo che evidenzia il fenomeno, mentre la causa deve essere ricercata nella composizione dell'intonaco e/o nella situazione ambientale e non di rado in una cattiva o poco accorta applicazione. E' ovvio che, se la causa è imputabile ad una applicazione scorretta, il problema è risolvibile con i dovuti suggerimenti agli applicatori. Comunque, in questo caso, il problema può essere generato da:

-supporti impregnati d' acqua
-supporti gelati-eccessivo spessore di intonaco in unica mano
-supporti lisci e non assorbenti, calcestruzzo e materiali da costruzione resinici,ecc
-supporti trattati con grassi, cere, disarmanti, ecc
-cattiva regolazione o cattivo funzionamento della macchina intonacatrice-polmone o vite senza fine rovinati
-incostanza di alimentazione dell'acqua
-incostanza di alimentazione dell'intonaco

Escluse le cause appena menzionate l' origine dei problemi va ricercata nella situazione ambientale e nella composizione del premiscelato. Nel caso in cui le applicazioni siano fatte a temperature superiori a 15°C, la causa è da ricercarsi esclusivamente nella composizione dell'intonaco.

Le carenze della composizione che provocano lo scivolamento possono essere strutturali o di additivazione.Per strutturali si intende il tipo di inerte e la sua distribuzione granulometrica, il tipo e la quantità di cemento e, quando presente, la quantità e il tipo di calce. Per additivazione si intende il tipo e il dosaggio di etere di cellulosa, la quantità e il tipo di aerante e, quando presente, il tipo e la quantità di etere di amido e dell'eventuale tipo di bagnante.

Difetti strutturali

Quando la quantità di fini totali: cemento, calce e fine dell'inerte inferiore a 0,180 mm è al di sotto del 43 % , strutturalmente l'intonaco è a rischio di scivolamento. Ed è tanto più critico quanto maggiore è l'acqua richiesta per il suo impasto. Per questa ragione i fini totali presenti in un intonaco sono normalmente compresi fra il 45 (per un inerte morfologicamente semiamorfo) e il 50 % (per un inerte cristallino). Occorre comunque rammentare che un eccesso di fini, superiore al 50 %, deve essere supportato da un' opportuna additivazione per non incorrere nella formazione di fessurazioni in fase plastica.

Anche la quantità e la qualità del cemento gioca un ruolo importante nel comportamento dell'intonaco. Non si deve infatti dimenticare che meno reattivo è il cemento maggiori sono i pericoli dell' esposizione alle avversità ambientali: ventilazione, temperature eccessivamente calde

o fredde, gelo, insolazione, ecc. Il cemento ideale per gli intonaci pronti deve assorbire e trattenere la quantità d'acqua necessaria alla sua idratazione e alla formazione dei geli, già dal momento in cui l'intonaco incomincia a cedere l'acqua al supporto e per evaporazione. Solo in questo modo si ridurrà la perdita di acqua da parte del cemento per l'azione meccanica della staggiatura e quindi il pericolo dello scivolamento.

Difetti di additivazione

Ovviamente anche l'additivazione gioca un ruolo determinante nel comportamento dell'intonaco, non solo nel suo contesto generale, ma anche sotto l'aspetto dello scivolamento. Un cattivo bilanciamento dei tre componenti fondamentali, etere di cellulosa, etere di amido e aerante, può portare alla colatura dell'intonaco. Ma anche la scelta non corretta dei tre componenti porta allo stesso risultato. L'etere di cellulosa, dosato nella quantità corretta, deve mantenere la viscosità prodotta e cedere molto lentamente l'acqua assorbita. Se invece, il tipo di etere di cellulosa utilizzato consente la cessione dell'acqua sotto la pressione del regolo di staggiatura avviene lo scivolamento dell'intonaco. Stessa cosa dicasi per l'etere di amido; in particolare nel periodo freddo se questo non è di buona qualità, è soggetto al crollo improvviso della tixotropia con immediato scivolamento dell'intonaco. Sempre per prevenire lo scivolamento è importante che l'aerante scelto produca microbolle ad alta stabilità affinché costituiscano forza legante sulle particelle fini e nel contempo diminuiscano la densità dell'intonaco. Se uno o più componenti dell'additivazione non hanno le caratteristiche necessarie per mantenere la giusta tixotropia per tutto il tempo della messa in opera, basta un nonnulla per far crollare l'equilibrio dell'intonaco ed innescare lo scivolamento.

Cosa propone la Pentachem per risolvere il problema

Nelle descrizioni precedenti si sono elencate le cause possibili; cause che tutti i produttoriconoscono e che da sempre cercano di evitare operando sui parametri conosciuti.Pur tuttavia, fatalmente con l'arrivo della stagione fredda, il problema si ripresenta. In modo più o meno consistente, ma sufficiente a creare non pochi problemi e forzati interventi in cantiere, con costi diretti e indiretti.I tecnici della Pentachem, che da sempre conoscono il problema, hanno sviluppato un nuovo tipo di polimero, insensibile sia alle basse temperature che al pH del sistema cemento-calce idrata-acqua.

Il "PENTAMIX PA" , questo è il suo nome, in presenza di acqua sviluppa un'elevata tixotropia, che mantiene a lungo senza compromettere la staggiabilità.Ciò consente di applicare l'intonaco e staggiarlo senza problemi su soffitti e su calcestruzzo (pulito) e di applicare spessori superiori alla norma senza incorrere in colature.Inoltre permette e, in certi limiti, corregge anche carenze granulometriche ed evidenti difetti di dosaggio o di qualità degli altri additivi. L'inverno appena trascorso è stato un severo banco di prova per il PENTAMIX PA ma che ha consentito di valutare a fondo le sue qualità e di superare felicemente tutte le prove industriali a cui è stato sottoposto.

Nel grafico di Fig.1 sono sintetizzati alcuni dati significativi che mostrano l'efficacia del prodotto.
Per la raccolta dei dati è stato utilizzato un intonaco premiscelato industriale con evidenti problemi
di colatura già a +5°C di temperatura ambiente e con la seguente composizione percentuale:

-cemento 42,5 R 11,0
-calce idrata 4,0
-inerte calcareo 0/1,2 mm 85,0
-etere di cellulosa (viscosità 20.000 mPas) 0,090
-etere di amido 0,018
-aerante sodio alchil solfato 0,018

Tutte le variazioni formulative tentate erano risultate peggiorative in applicazioni comprese fra +10°C e +3°C mentre con l'aggiunta dello 0,03‰ di PENTAMIX PA si è potuto spruzzare lo stesso intonaco, nelle stesse condizioni, a spessori superiori a 3 cm senza problemi. Dal grafico si evidenzia come già allo 0,01‰ il PENTAMIX PA porta l'intonaco sotto la soglia dei 75mm di spandimento che rappresenta il limite critico oltre il quale inizia la colatura.

 

Fig.1 - Consistenza di un intonaco con aggiunta di PENTAMIX PA



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